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APPROFONDIMENTI

Approfondimento di Gennaio

20 APRILE 2010: IL DISASTRO AMBIENTALE DELLA DEEPWATER HORIZON

Ehi ragazzi, eccoci ancora qua sul mio sito internet per una nuova notizia da approfondire insieme! Questa volta l’argomento è molto serio, ma è analizzando questi episodi drammatici che possiamo capire come l'energia debba essere usata con molta cautela. Quello che è successo non possiamo cambiarlo ma almeno possiamo evitare che succeda di nuovo!

L'evento

Golfo del Messico, 20 Aprile 2010. Un’esplosione sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, nel corso dei lavori necessari alla realizzazione del pozzo "Macondo", scatena un incendio nel quale perdono la vita undici persone. Due giorni dopo, l’enorme piattaforma, grande quanto due campi da calcio, si rovescia ed affonda nelle acque del Golfo. A causa del funzionamento scorretto delle valvole di sicurezza poste all’apertura del pozzo, sul fondale marino, il petrolio sotto pressione comincia a riversarsi all’esterno del giacimento. Si tratta di un disastro di proporzioni colossali: si calcola che in mare siano finiti almeno 5 milioni di barili di petrolio, dal giorno dell’esplosione alla data della definitiva chiusura del pozzo, il 4 agosto 2010. 106 giorni che hanno prodotto una "ferita ambientale" profonda al nostro pianeta ed a tutti gli esseri viventi, dai microrganismi che compongono il plancton fino all’uomo.

  • fuoco sul mare
    La piattaforma petrolifera Deepwater Horizon poco dopo l’esplosione.

Il luogo

Il teatro della catastrofe è il Golfo del Messico (vedi immagine in basso a sinistra). La piattaforma distrutta si trovava nelle acque al largo dello stato della Louisiana (USA), a circa 40 miglia dalla costa (vedi immagine qui sotto).

chiazza di petrolio

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Una piattaforma petrolifera è uno speciale impianto di trivellazione costruito in mare aperto e in grado di sopportare le grandi "spinte" costituite dalle onde e dal vento; la piattaforma sostiene e fa girare la batteria di perforazione alla quale è fissata la trivella (... una specie di enorme trapano!) capace di perforare il fondale marino per raggiungere giacimenti di petrolio posti anche a diversi chilometri di profondità sotto la superficie dell’acqua. La trivella della Deepwater Horizon era una delle più grandi al mondo, ecco le sue misure: 121 metri di lunghezza per 78 metri di larghezza. Questo "mostro" poteva effettuare perforazioni fino a quasi 10 chilometri di profondità. Le piattaforme possono essere sia sorrette da enormi piloni piantati nel fondo marino, sia dotate di strutture galleggianti.

Fermare il petrolio? Si, ma come?
Durante le tragiche settimane durante le quali il petrolio fuoriusciva a fiumi dal giacimento, riversandosi nelle acque del Golfo, sono stati fatti diversi tentativi per "tappare il buco".

Il progetto Top Kill prevedeva di coprire la falla con le 100 tonnellate di una cupola di cemento/acciaio: il 7 maggio 2010 è la data del fallimento, in quanto l’emorragia di "greggio" non si arrestava.

Il Lower Marine Riser Package (LMRP) è la seconda mossa della British Petroleum (la compagnia petrolifera responsabile della piattaforma) messa in atto per cercare di ridurre i danni. Consisteva in una sorta di grosso imbuto con la funzione di risucchiare almeno in parte il petrolio e stivarlo, attraverso un lungo tubo, all’interno di una nave cisterna.

Luglio: un secondo "tappo" raggiunge temporaneamente lo scopo di arrestare il flusso di idrocarburi in mare (si parla di milioni di litri al giorno!), mentre si lavorava per scavare sotto il mare due nuovi pozzi, con l’intento di raggiungere il condotto che perdeva e chiuderlo in modo definitivo. Il 15 Luglio 2010 viene diffuso l’annuncio ufficiale: la perdita è stata bloccata.

Agosto 2010: inizia la maxi iniezione di fango e cemento, attraverso i nuovi condotti scavati, destinata a chiudere del tutto la falla. L’operazione prende il nome di Static Kill.

Il 19 Settembre 2010 la definitiva cementificazione del pozzo Macondo è portata a completamento. Il petrolio torna a "riposare" nelle profondità sotto il mare, mentre il mondo continuerà per anni a fare i conti con gli smisurati danni causati da questo incidente.

  • piattaforma tramonto
    La piattaforma petrolifera Deepwater Horizon prima del disastro ambientale.
  • flusso navi
    Normale flusso di navi da trasbordo materiali e petrolio antecedente il disastro ambientale
  • visione subacquea
    Visione subacquea del pozzo da cui fuoriusciva una quantità di greggio pari a 5.000 barili ogni giorno. (Fonte Newsspazio.com)

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La marea nera ha prodotto e continuerà a produrre una lunga serie di problemi ambientali ed economici. Oggi la pesca è vietata in un’ampia zona del Golfo e non si sa se e quando gli ecosistemi dei fondali marini e delle coste ritorneranno alla normalità. Oltre a danni di miliardi per l’industria della pesca (le acque del Golfo erano ricchissime di pesce e frutti di mare) bisogna mettere in conto i problemi per il turismo, dal momento che non solo il mare, ma anche le spiagge sono state sporcate dagli idrocarburi.
Al momento non è ancora possibile conoscere con precisione l’entità dei problemi di salute che deriveranno da questo disastro ambientale.
Secondo Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF*, il "delicatissimo" sistema ecologico ne soffrirà per almeno 30 anni, fino a quando la natura non raggiungerà un nuovo equilibrio neutralizzando in qualche modo il petrolio immesso nel mare dalla piattaforma della Bp. Molte specie di esseri viventi saranno raggiunte dai veleni direttamente o indirettamente attraverso la catena alimentare.

* WWF: World Wide Fund (Fondo mondiale per la natura) - è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. Fondato l'11 settembre 1961 in Svizzera oggi ha uffici in quasi sessanta paesi e la sua sede centrale si trova a Fortaleza, in Brasile. In Italia il WWF è rappresentato dal WWF Italia.

  • marea nera satellite
    In alto la marea nera vista dal satellite. (Fonte ESA Maggio 2010).
  • scheletri coralli
    Scheletri di coralli giganti nelle vicinanze del pozzo. I coralli sono stati ricoperti dal petrolio causandone la morte. (Fonte www.ecologiae.com)

In Italia: petrolio dal "Mare Nostrum"

Secondo le informazioni presenti nel sito www.greenreport.it, dei circa 900 impianti offshore operativi nell'UE, 123 sono in Italia. Nella cartina qui accanto possiamo vedere le localizzazioni dei principali impianti petroliferi nei nostri mari.
Dopo quanto è successo nel Golfo del Messico sono ormai in molti a chiedersi se non sia arrivato il momento di ripensare gli attuali sistemi di approvvigionamento energetico. La domanda che ci si dovrebbe porre e su cui vi chiediamo di discutere con i ragazzi: è giusto iniziare a pensare alla rinuncia di combustibili fossili rivolgendo l’attenzione alle fonti energetiche rinnovabili?

  • piattaforme italiane
    Scheletri di coralli giganti nelle vicinanze del pozzo. I coralli sono stati ricoperti dal petrolio causandone la morte. (Fonte www.ecologiae.com)

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